Voletz ausir una novela


Voletz ausir una novela
Qu'ara m'an dich: per v˛ste ben
Dins un estable una pieucella
A fach un filh en Betelem


Anem anem, a l'estable correm
Onte lo vent sofla, sofla sofla ben
Portem quarquas causas que non a ren


Ai ausit dire que la maire
emÚ lo filh son mal lojats
Car ela l'a fach ent'un caire,
dedins la grepia, dins lo jas


Jan, T˛ni, Peire mon compaire
Voletz pas que quitem l'aver
Per l'anar veire lo chal faire
E s'aquitar de son dever


Marg˛t dedins de sa paniera
PortarÚ d'i˛u, de formatjon
Io portarei de ma feniera
A l'ase de palha un barrion

 


Vogliate sentire una notizia / Che mi hanno appena dato: per il vostro bene, / In una stalla, una vergine / Ha fatto un figlio a Betlemme.
Andiamo andiamo, alla stalla accorriamo / Dove soffia il vento, soffia soffia forte, / Portiamo qualcosa perchŔ non ha nulla.
Ho sentito dire che la madre / con il figlio sono mal sistemati / poichÚ lei l'ha partorito in un angolo / nella greppia, nella stalla (lett. "lettiera")
Giovanni, Antonio, Pietro compare mio, / Voi non volete che abbandoniamo ci˛ che abbiamo. / Per andarlo a vedere bisogna farlo / E lasciare il proprio lavoro.
Margot dentro il suo cestino del pane / PorterÓ uova, formaggio; / Io, dal mio fienile, porter˛ / All'asino un fascio di paglia 

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